lunedì 3 aprile 2017

"Fuori posto" di Stella Sacchini

La lettura di Fuori posto (Coazinzola Press, 2013) è un’esperienza assimilabile a una lunga soggettiva cinematografica. La narrazione altro non è che lo sguardo di una bambina ammalata sull’ambiente che, per un lungo periodo, è destinato a divenire la sua casa: l’ospedale. I suoi occhi ingenui e curiosi catturano immagini, situazioni e personaggi, che l’autrice, adeguando lessico e stile, ci restituisce riducendo al minimo l’interferenza del mondo degli adulti. Il linguaggio, la logica, le ripetizioni, gli abbagli, le paure, che accompagnano il lettore lungo i vari capitoli del romanzo, sembrano realmente usciti dalla mente di una bimba di nove anni e, a tale risultato, contribuisce senz’altro un editing conservativo che, pur limando accuratamente il testo, non lo priva – come avviene invece nella maggior parte dei romanzi contemporanei – delle parti meno scorrevoli e immediate. Interessante l’attenzione posta sull’ambiente ospedaliero, su quel complesso cioè di regole, tempi e consuetudini che, scandendo la vita quotidiana dell’ammalato, finiscono col configurarsi come un vero e proprio habitat. Un habitat talmente strutturato e, alla lunga, rassicurante, da far risultare poi traumatico il ritorno alla realtà.

mercoledì 28 dicembre 2016

"Eclissi" di Ezio Sinigaglia

Eclissi (Nutrimenti Editore, 2016) è un buon romanzo figlio di quelle vecchie (nel senso buono della parola) scuole di scrittura che, pur non rifiutando i tradizionali precetti della ripartizione della narrazione in scene, facevano della descrizione il proprio punto di forza. Totalmente disinteressato alle imperanti mode della prosa paratattica, l'autore ci presenta la vita di un anziano architetto che, per trovare una risposta alla domanda che lo affligge da sempre - domanda relativa alla scomparsa di una persona cara - si reca in una gelida e brulla isola del Nord Europa, dove, in occasione dell'equinozio di primavera, è attesa una breve ma totale eclissi di sole. Attraverso un sorvegliato uso del dialetto (per rievocare gli episodi del passato) e un originale impiego delle lingue italiana e inglese, rese approssimative dagli errori di pronuncia di personaggi non madrelingua, l'autore ci conduce in un'atmosfera di incertezza, la stessa che alberga nel cuore del protagonista, che a volte sembra avere la risposta tanto agognata a portata di mano, ma subito dopo, più o meno coscientemente, se ne allontana. E quando la risposta arriva, al lettore resta la sensazione che tutti gli argomenti, compresi quelli di più stretta attualità, possano assumere tutt'altro spessore se affrontati con un linguaggio libero dai cliché e dalle frasi fatte della comunicazione contemporanea.  

giovedì 26 maggio 2016

"È di vetro quest'aria" di Monica Pareschi

È di vetro quest'aria (Italic Pequod, 2014) è un'intensa e linguisticamente ricercata raccolta di racconti, le cui storie fanno venire in mente il modo in cui nella lingua inglese si designano i quadri di nature morte: vita ferma. Prima ancora dei nomi o delle tipologie caratteriali che li definiscono, i protagonisti di queste storie, il cui filo conduttore è la sessualità, sono infatti i corpi. E ogni corpo viene presentato in una dimensione di stallo, di immobilità, come in attesa di un pretesto che lo sblocchi, mettendo così in moto un drammatico meccanismo di istinti e pulsioni, che poi sarà impossibile controllare. Davvero molto bello, in tal senso, il racconto Una guerra da bambini. Originale anche il modo in cui l'autrice descrive le evoluzioni interiori dei vari personaggi, attingendo più alla sfera della conoscenza sensoriale che a quella della speculazione razionale, cosa che le permette di costruire scene incisive e tangibili, destinate a restare a lungo nella mente del lettore.

venerdì 11 dicembre 2015

"Fior della tua pianta" di Dario Gigante

Gran bel romanzo questo Fior della tua pianta (Arpeggio Libero, 2015), ambientato nella Trieste asburgica di fine Ottocento. In un clima segnato dai fervori irredentisti, che spingono per l’annessione della città al Regno d’Italia, un austero professore dà alle stampe il lavoro letterario di una vita; qualche anno dopo anche suo figlio pubblicherà il suo primo romanzo. Nessuno dei due, probabilmente, è un grande scrittore, ma i circoli letterari dell’epoca sono alla ricerca di parole nuove, che abbiano l’agilità e la leggerezza per star dietro ai tempi che cambiano. Così, l’aulico e pomposo libro del professore sarà ferocemente stroncato, mentre quello del giovane sarà accolto trionfalmente. Niente sarà più come prima. Una cupa relazione di invidia inizierà a macchiare il rapporto tra padre e figlio, un’invidia tanto più insidiosa perché mai dichiarata e, quindi, mai affrontata; e le conseguenze saranno devastanti per tutti. Grazie a una scrittura colta ed elegante, l’autore costruisce una storia in sapiente equilibrio tra romanzo storico e psicologico. Interessante anche l’utilizzo di elementi del linguaggio dell’epoca che, senza intaccare l’appartenenza del testo alla nostra contemporaneità, consentono un più profondo coinvolgimento del lettore.

mercoledì 24 giugno 2015

"Il giorno che diventammo umani" di Paolo Zardi

Il giorno che diventammo umani (Edizioni Neo, 2013) è un’interessante raccolta di racconti che, come nella tradizione delle pubblicazioni di questa casa editrice, spiazza il lettore fin dalle prime pagine con un linguaggio diretto e senza freni. Lungi dall’essere una trovata provocatoria o fine a se stessa, però, tale scelta stilistica si rivela funzionale all’esaltazione del pathos e della partecipazione emotiva con cui l’autore incolla il lettore alla pagina. Zardi lavora da antropologo. Stabilisce con questa disciplina lo stesso rapporto che, tanto per fare un esempio, lega la prosa di Daniele del Giudice alla filosofia: la sfiora quel tanto che basta per assimilarne metodo e finalità e poi la trasforma in narrazione. Dietro i personaggi, i comportamenti e gli stati d’animo descritti nei vari racconti se ne intravedono infatti un’infinità di altri, appartenenti a un passato recente o remoto, di cui quelli attuali diventano i naturali continuatori ed eredi. Così, di storia in storia, si tratteggia un invisibile e suggestivo filo rosso, rinviante non tanto alla memoria, quanto a quel quid che rende i nostri gesti, pensieri ed emozioni peculiari espressioni della specie a cui apparteniamo.

martedì 7 aprile 2015

"Grigio senza sfumature" di Luigi Mazzella

In Grigio senza sfumature (Avagliano Editore, 2014), l’espediente narrativo del Diario privato, poi rubato e dato furtivamente alle stampe, ci introduce nella vita di un uomo che ha trascorso l’esistenza a fare del male al prossimo. Si tratta di un docente universitario di economia, roso dai risentimenti e dall’invidia, abile nel manipolare le commissioni d’esame e nello stroncare le carriere altrui. Ai fini di un’ascesa rapida e prestigiosa ha calpestato ideali e persone, sfruttando l’adesione a movimenti politici e religiosi per ottenere protezione e privilegi. Animato da un feroce odio verso se stesso prima ancora che verso il mondo, è perennemente in vendita e disprezza coloro che si vendono per poco. L’improvvisa e misteriosa scomparsa di sua moglie, però, lo porterà, ormai in pensione, ad abbandonare l’Italia e l’idea di uno speciale “specchio” in cui potersi finalmente osservare, uno specchio di carta e inchiostro, inizierà a prendere forma. Il professore comporrà così il suo Diario e non lo farà per un bisogno di ripensare o emendare la propria vita, ma, al contrario, per l’esigenza di poterla finalmente definire con chiarezza, radicalizzandone quegli aspetti negativi ancora latenti. Nel declinare la sua personale galleria delle miserie umane, l’autore costruisce un profilo psicologico tutto d’un pezzo, senza sfumature appunto, che fa pensare più ai protagonisti di una pièce teatrale (dove la complessità dell’individuo viene stemperata per affermare la tipologia di un personaggio) che a quelli dei testi narrativi. E il risultato è un romanzo colto, solido e che ha il coraggio di entrare nel merito di molte verità.

domenica 5 ottobre 2014

"Sette soli" di Andrea Gaiardoni

Sette soli (Edizioni La Gru, 2012) è una buona prova narrativa che sfrutta l'impianto base del romanzo a incastro, sviluppandolo però in modo personale, lontano dagli schemi più abusati. Seguiamo le vite di sette protagonisti, sette persone fuori posto, che soffrono quella condizione perché qualcosa, nella vita di tutti i giorni, le ha rese fuori posto. Hanno perso la capacità di tenere sotto controllo il momento, di governarlo e devono faticosamente apprendere a recuperarla. Con una scrittura solida e sicura, l'autore non ci conduce sui consueti sentieri della decadenza, né ci offre facili soluzioni. Ciò che progressivamente affiora è piuttosto una ritrovata capacità di vedere, di distinguere, di individuare le traiettorie giuste per uscire dai vicoli ciechi e, forse, per rientrare in quello più ampio e complesso della vita.

giovedì 27 febbraio 2014

"La frattura" di Giovanna De Angelis

La frattura (Edizioni Elliot, 2014) è a prima vista un romanzo semplice e lineare, imperniato su una storia di tradimento e vendetta, tutta al femminile. La complessità dei profili umani messi in campo e l'entrata in scena della malattia e della successiva guarigione della protagonista, però, portano ben presto la narrazione fuori dai confini di genere. Man mano che la lotta col proprio corpo e la modificazione della percezione della realtà divengono il vero nucleo della storia, la trama assomiglia sempre più a un percorso guidato e il lettore viene condotto verso le domande a cui l'autrice sembra tenere di più. Quando una malattia termina, cosa succede davvero? In che modo la guarigione ridisegna le mappe del dare e del ricevere, e, più in generale, dello stare con gli altri? E in che modo essa trasforma la riconoscenza per ciò che, senza sforzo, si è sempre avuto a disposizione e la tensione verso ciò che, invece, si è segretamente desiderato? Nell'avvicinarsi alle risposte, il lettore scoprirà la parte più interessante di questo elegante e coraggioso romanzo, primo e ultimo di un'autrice di talento, purtroppo scomparsa anzitempo.

martedì 12 novembre 2013

"Un bosco nel muro" di Alessio Brandolini

Un bosco nel muro è una raccolta di racconti brevi pubblicata dalle Edizioni Empiria di Roma nel 2013 e che, fin dalle prime pagine, si fa notare per l’accurata selezione delle parole, tipica di quegli autori che si cimentano anche con la poesia. È un libro descrittivo, narrato a voce bassa, con lo sguardo rivolto soprattutto al passato, non tanto per interrogarlo o per rivelarne misteriose verità, quanto piuttosto per esaminarne ciò che, di volta in volta, ci lascia in eredità. Le varie storie passano in rassegna le infinite possibilità di relazione che le persone intessono tra loro (o con se stesse), fino a far emergere un complesso lavoro di ricucitura di tutto ciò che di rilevante può esserci nella vita. Si parla dell’amore, dell’amicizia, della guerra, della solitudine, dell’infanzia, a volte con ingegnosi espedienti narrativi, a volte avendo il coraggio di non far succedere niente, proprio come spesso avviene nella realtà. E, come succede con tutti i buoni libri di questo tipo, quando si arriva alla fine e si riosserva il mondo, si prova la sensazione di saperne qualcosa in più.

giovedì 20 giugno 2013

"Gli esseri comunicanti" di Marco Zucchini

La raccolta di racconti Gli esseri comunicanti, pubblicata dalla casa editrice L'Erudita nel 2013, è uno di quei testi che probabilmente non sarebbe possibile leggere se non esistessero piccole realtà editoriali che si impegnano nella ricerca di libri colti, complessi e, almeno in parte, sperimentali. Questi sei racconti (tra cui si distinguono Piccola etnografia autostradale e Un racconto di terza o quarta mano, davvero molto ben riusciti e che non mancheranno di destare l'interesse degli appassionati della letteratura di confine, quella che si apre alla metanarrazione e al fantastico senza entrarvi del tutto, un po' come in certi racconti di Borges) conducono il lettore nei rapporti che gli esseri umani intrattengono con gli spazi che abitano, con i codici di comunicazione che adoperano, con le ossessioni creative che coltivano. Il tutto riuscendo a evitare, o quantomeno a limitare fortemente, quella sensazione di "freddezza" e autoreferenzialità che spesso accompagna testi del genere.