lunedì 3 aprile 2017

"Fuori posto" di Stella Sacchini

La lettura di Fuori posto (Coazinzola Press, 2013) è un’esperienza assimilabile a una lunga soggettiva cinematografica. La narrazione altro non è che lo sguardo di una bambina ammalata sull’ambiente che, per un lungo periodo, è destinato a divenire la sua casa: l’ospedale. I suoi occhi ingenui e curiosi catturano immagini, situazioni e personaggi, che l’autrice, adeguando lessico e stile, ci restituisce riducendo al minimo l’interferenza del mondo degli adulti. Il linguaggio, la logica, le ripetizioni, gli abbagli, le paure, che accompagnano il lettore lungo i vari capitoli del romanzo, sembrano realmente usciti dalla mente di una bimba di nove anni e, a tale risultato, contribuisce senz’altro un editing conservativo che, pur limando accuratamente il testo, non lo priva – come avviene invece nella maggior parte dei romanzi contemporanei – delle parti meno scorrevoli e immediate. Interessante l’attenzione posta sull’ambiente ospedaliero, su quel complesso cioè di regole, tempi e consuetudini che, scandendo la vita quotidiana dell’ammalato, finiscono col configurarsi come un vero e proprio habitat. Un habitat talmente strutturato e, alla lunga, rassicurante, da far risultare poi traumatico il ritorno alla realtà.

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